«L'energia
solare per il futuro della
Sicilia»
«E' un onore e un piacere
-- ha
esordito Leoluca
Orlando, storico sindaco della "Primavera di
Palermo" -- aprire
un seminario dedicato a Marcello Carapezza.
Chiunque, come me, abbia vissuto ed operato a Palermo in quegli anni
ricorda la grandezza, il garbo e l'operosità di Marcello per il bene
della nostra città e della nostra terra.
«Ed esattamente come un politico pensa alle prossime elezioni, mentre uno statista pensa alle prossime generazioni, chi lavora nel campo dell'energia rinnovabile opera per le prossime generazioni. Ma -- ha aggiunto il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario -- io mi sono stancato di dire che è bello fare una cosa morale perché è giusto; che è bello fare una cosa eticamente corretta perché è giusto.
«In piena logica protestante, dico che è giusto ed è bello fare una cosa morale come l'energia solare perché è conveniente. Le cose che sono giuste ed eticamente desiderabili sono convenienti. Sono convenienti per gli imprenditori e per le imprese; e lo sono per le persone che ci lavorano.
«Ed ecco perché ci siamo subito prestati a fare da tramite per organizzare alla Camera dei Deputati un seminario dedicato all'energia solare in Sicilia. Perché è una cosa che porta sviluppo insieme al risanamento ambientale.
«Vedete, ha concluso la sua prolusione il portavoce nazionale di Italia dei Valori, noi viviamo in un'epoca di eterno presente: priva di memoria. Ma c'èra un musicista austriaco, cieco dalla nascita, che divenne un grandissimo compositore. Capace, lui diceva, di supplire con l'udito e gli altri sensi a questa grande carenza della vista.
«A chi gli chiedeva come avesse fatto a vivere e creare senza la vista lui rispondeva che i suoi genitori gli avevano dato un dono molto più grande della vista. 'I miei genitori, diceva lui, mi hanno dato un dono più grande della vista. Mi hanno dato le radici. E mi hanno dato le ali'.
«Se viviamo solo di radici, viviamo solo di identità che invecchiano e muoiono. Se viviamo solo con le ali, siamo preda di tutti i veniti e di tutte le sollecitazioni. Dobbiamo vivere ed operare come quel musicista. E un seminario che approfondisce la storia e le prospettive -- le radici e le ali - di un settore come quello dell'energia pulita nella regione più grande e forse più bisognosa di queste tecnologie, va esattamente in questa direzione.
«Buon lavoro!».
«In Sicilia -- ha spiegato Il coordinatore delle attività del Polo Solare della Sicilia, Mario Pagliaro -- un imprenditore corsista del Solar Master nel corso del 2010 ha acquistato e fatto installare moduli fotovoltaici di nuova generazione a 84 centesimi di euro a Watt.
«Questo significa --
ha aggiunto Pagliaro -- che
1 chilowattora solare in Sicilia costa meno di 18 centesimi contro i 22
praticati dagli elettrofornitori a famiglie e imprese. Quindi, nella
regione più grande e soleggiata d'Italia, la
parità di
costo è stata da tempo raggiunta e superata. E lo stesso
vale
per il solare termico con cui prodursi l'acqua calda. Perché
come osservava il nostro amico economista Carlo Scarpa nel 2004 il
prezzo del metano nella capitale della Sicilia era già quasi
del
50% superiore a quello di Milano. E oggi che ha praticamente raggiunto
il valore di 1 euro per metro cubo, il tempo di rientro
dall'investimento per alberghi, ospedali, famiglie è
inferiore ai 18 mesi.
«In altre parole, famiglie e imprese in Sicilia devono adottare con urgenza le tecnologie dell'energia solare. E oggi -- ha concluso Pagliaro -- vi mostreremo come questo processo sia ormai in corso».
«Ho subito
accettato l'invito del Cnr -- ha esordito l'imprenditore Fabrizio
Macchiarella, amministratore della Eco´s di
Palermo -- ad
intervenire alla Camera ad un seminario di questa importanza.
Perché questa è la sede giusta per denunciare
l'assurdità della legislazione vigente in Sicilia che limita
e
ha limitato in modo incredibile la solarizzazione dei tetti della
Sicilia.
«Faccio
parte del consiglio di amministrazione di un’importante
azienda del solare
settentrionale -- ha esordito la teorica delle energie
rinnovabili Claudia
Bettiol --. Quando
la banca ci ha finanziato un grande impianto fotovoltaico ci ha
obbligato a prendere un
derivato.
«Questo ve lo dico per farvi capire che, a un primo sguardo, l’energia solare è finanza. Questo non ci piace, naturalmente. Ma ha avuto ed ha un ruolo importante nella discesa dei prezzi in questi anni di boom, largamente non previsto.
«Ma quello che, più in profondità, bisogna comprendere è che la green economy è, innanzitutto, green policy. Invece di soffermarci sulle tecnologie, saliamo di un gradino. Guardiamo, per esempio, alla questione della rete elettrica: costruita per veicolare, in un sistema a stella, l’energia prodotta dalle grandi centrali, non è adatta ad assorbire l’energia generata da milioni di impianti secondo la logica della generazione policentrica, o distribuita.
«Allora vediamo che l’auto elettrica, che all’apparenza riguarda un altro campo della green economy, diventa strategica per assorbire le grandi quantità di elettricità generata in maniera random dai campi eolici che ormai abbiamo numerosi anche nel nostro Paese.
«Vediamo dunque che la green economy richiede subito una green policy da parte dei governi. E’ quello che ha fatto di recente la Danimarca.
«Ma se guardiamo alla Cina, che pure è responsabile di una quota gigantesca dell’inquinamento globale dovuta ai gas serra, vediamo come hanno costruito la politica della mobilità del 21esimo secolo.
«I cinesi hanno scritto: 'L’auto elettrica sarà il mezzo di trasporto del nuovo secolo. La Cina intende essere il primo produttore mondiale di automobili. La Cina sarà leader nella produzione mondiale dell’auto elettrica'.
«E questo lo hanno fatto da alcuni anni; e, di fatto, sono già i leader nell’autotrazione elettrica.
«Adesso guardiamo all’energia solare nel nostro Paese. Ci sono migliaia di imprese che installano gli impianti sui tetti. Ma queste imprese non sono solo e soltanto imprese di semplice installazione. La green economy è complessità in azione. Se io dico 'sistema energetico digitale' suona cool, vero?
«Ecco, se io dico che queste imprese installano 'sistemi energetici digitali' suona meglio; ma in realtà è quello che fanno. Nella logica dei sistemi complessi, gli impianti che montano queste aziende sono impianti che dovranno autoregolarsi, comunicando con la rete elettrica (digitale); e con quella delle abitazioni o delle aziende sui quali gli impianti sono costruiti.
«Ed ecco
che l’impresa di 'installazione' deve progettare e realizzare
questi sistemi
complessi, in cui la regolazione e la capacità di prevedere
la produzione
svolgono un ruolo cruciale. E, con la diffusione esponenziale degli
impianti,
tutto questo non farà che assumere sempre maggiore urgenza e
necessità.
«Se non faremo le celle solari non significa che non potremo fare i sistemi e, ad un livello ancora più alto, l'integrazione fra tali sistemi. Integrandoci pure il nostro gusto e la nostra sensibilità estetica: che non si replicano con tanta facilità, né in Cina né altrove. Io ero fra i valutatori dei progetti di Industria 2015; e nell'estate del 2008 mi sono letta i 1100 progetti presentati dalle imprese italiane. Posso assicurarvi che c'erano idee ed innovazioni che mantengono ancora oggi tutta la loro validità.
«Quello che manca quasi totalmente, in Italia, è la capacità di elaborarla e metterla in pratica una green policy all'avanguardia. Ma non c’è niente di male a copiare; e poi a declinare secondo Paese.
«Abbiamo l’esempio della Danimarca. Ma ci sono tanti altri Paesi regioni che hanno già cambiato il loro approccio all’energia: concepita, finalmente, come un diritto cui hanno appunto dignità di accesso tutti i cittadini.
«Non ci sono, io credo, due parole così tanto fraintese come 'efficienza energetica'. E qui non mi riferisco al concetto di consumo pro-capite o per azienda. Ma, al contrario, all’efficienza del sistema. Quella del sistema-paese. In California lo hanno capito da tempo. E, a presicendere dal governo di democratici o repubblicani, la curva dei consumi pro-capite che pure sono 3 volte quelli italiani ha iniziato da tempo la sua discesa.
«E guardate che noi dobbiamo mettere insieme efficienza e generazione pulita; risparmio e generazione autonoma dell’energia. Sono sfide tanto radicali quanto parodossalmente semplici: se solo saremo in grado di rivedere il modo con il quale, fin da piccoli, abbiamo guardato -- o non abbiamo guardato affatto, lasciando che altri lo facessero per noi -- all’energia.
«E la
Sicilia, ne
sono sicura, farà da antesignana in questo passaggio; per il
quale mi congratulo per questo splendido seminario».
«Sono
d’accordo con chi mi ha preceduto -- ha esordito
Mimmo Fontana
dal 2003
presidente di Legambiente
Sicilia --. Il
fotovoltaico,
dopo il varo nel 2007 del primo Conto Energia, è stato in gran
parte speculazione; ma utile
speculazione. Ma speculazione che ha causato
un crollo dei prezzi tale che noi, ad esempio, creando i Gruppi di acquisto
solare in Sicilia siamo stati in grado di dotare 300
famiglie siciliane di
impianti da 3 kW al prezzo di 10-11mila Euro. Due anni fa, questa cifra
la
dovevate raddoppiare.
«In
questo senso, e ne parlavamo con Mario ancora sabato agli European Solar Days a
Palermo, noi di Legambiente o Mario stesso possiamo parlare di
speculazione e
desertificazione riferendoci ai campi fotovoltaici. Ma non possono
farlo certo
i politici, come quelli siciliani, che hanno appena varato
l’articolo 8 di una
legge finanziaria che consente, in campagna, di costruire e cementificare
pressoché liberamente.
«E
lo stesso ragionamento vale per chi ha letteralmente cementificato la
pianura
veneta con un numero sropositato di capannoni che oggi non hanno
più alcun valore, ma che
resteranno là chissà per quanti anni ancora.
«Alcuni
agricoltori siciliani, visto lo stato di crisi devastante
dell’agricoltura,
hanno proposto e ottenuto di mettere il limite di 50 kW per ettaro
perché hanno
valutato che questo fosse il costo massimo sostenibile da
un’impresa agricola
siciliana. Che è come dire: la speculazione va bene, ma se a
farla gli
agricoltori.
«Noi
di Legambiente, invece, pensando alla generazione distribuita e al
diritto di
accesso di cui parlava l’ingegnere Bettiol, abbiamo proposto
invano di
eliminare i vincoli
che rendono
impossibile l’integrazione dei pannelli solari
sui tetti degli eddifici di enormi parti di città, paesi e
centri abitati della Sicilia senza che vi sia la benché
minima
ragione
ambientale o estetica a giustificare questi assurdi divieti.
«Io sono un
ambientalista. E dunque sono un ottimista.
Sono anche
un architetto
e so bene che il fotovoltaico del futuro, anzi quello del
presente, è integrazione
della funzionalità fotovoltaica nell’edificio. Nel
tetto o nella
facciata. Ma integrazione. E qui vediamo quando grandi siano le nostre
carenze
a livello di regolamenti edilizi comunali; e lo stesso ragionamento
vale per il
solare termico: sempre snobbato, ma di eguale importanza del
fotovoltaico.
«Dobbiamo
lavorare tutti insieme perché l’energia solare sia
il futuro della Sicilia. Ed
è necessario che come dice l’ingegnere Bettiol,
questo si traduca in green
policy. Cioè buona politica. Che stabilisca
poche
regole chiare e precise.
«Che
cancellino norme assurde come il regio decreto di cui parlava
l'avvocato Macchiarella. E rendano possibile seguire
iter amministrativi rapidi e trasparenti che eliminano in
radice
la possibilità della corruzione proprio
perché
riferiti a norme chiare e
precise».
«Vorrei
fare la sintesi di tutto quello che ci siamo detti oggi --
ha esordito Marcello
Cacace, dal 2009 presidente dei
giovani
imprenditori di Confindustria Palermo -- raccontandovi anche come e
perché ci siamo
trovati coinvolti nel campo dell’energia solare.
«Nel
2009, appena eletto presidente, il professor Pagliaro mi venne a
trovare
proponendomi questa
partnership con il Polo Fotovoltaico della
Sicilia. Io accolsi subito l’idea, suggerendo che la
formazione che avremmo organizzato insieme non fosse orientata
né a formare
installatori, che non sarebbe stato il luogo giusto; né a
formare progettisti.
«Ma
che fosse, invece, una formazione dal taglio manageriale: orientata a
formare
questi 'evangelisti del
solare' in una logica imprenditoriale e di
opportunità,
innanzitutto economica, da cogliere.
«So
bene che c’è un notevole risparmio in termini di
emissioni per ogni
chilowattora di energia elettrica generato dal sole. Ma so bene, come
imprenditore che possiede impianti che consumano quantità
importanti di
elettricità, che l’energia è denaro.
«E
questa cosa del denaro
che piove dal cielo e che per raccoglierlo non bisogna fare altro che
attrezzarsi, è una cosa che non passa. Perché si tratta di
una cosa del tutto diversa da quella che
facciamo noi imprenditori; che investiamo milioni di euro negli
impianti. E poi
dobbiamo andare sul mercato, nella competizione, per recuperarli.
«Qui
il ritorno è certo perché garantito
dall’esistenza stessa del sole; dalla
natura rinnovabile di queste energie che, appunto, si rinnovano
gratuitamente senza fine.
«Quando
lo spiego ai miei colleghi, la maggior parte non lo capisce. E mi
chiede: 'Ma
dov’è il trucco?'
«'Com’è
possibile, questa cosa?
«In un certo
senso
li capisco perché noi sappiamo che sul mercato quando
c’è qualcuno che guadagna
c’è la concorrenza che perde. Ma qui, no. Qui vincono tutti.
«Tutti quelli che hanno investito nell’impianto solare fra i miei colleghi imprenditori, oggi guadagnano raccogliendo i soldi dal cielo. All'inizio, a frequentare il Solar Master sono venuti da Bolzano piuttosto che da Roma e da Milano. Vedo qui in sala alcuni degli ex corsisti oggi divenuti imprenditori del solare. Allora, nel 2009, non ci credeva nessuno.
«Noi ci abbiamo creduto. E pur con tutti i problemi dovuti alla cattiva burocrazia e alla mancanza di politiche coerenti come quelli denunciati oggi, siamo felici di vedere che nel settore ci sono in Sicilia oltre 2mila occupati; e ci sono anche aziende, che io conosco bene, che producono i pannelli fotovoltaici e i sistemi solari termici completi.
«Se
possibile, questo dimostra ancora una volta come coordinandosi e
facendo sistema fra pubblico e privato, sia possibile recuperare gap
che sembravano incolmabili. Oggi, la Sicilia guarda all'energia solare
come una fonte certa di sviluppo economico e di risanamento ambientale.
E noi siamo lieti, per una volta, di poter dire: 'lo avevamo previsto;
e abbiamo fatto qualcosa per supportare questo processo'».
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